Garfagnana, 2020
Sono Lorenza , farmacista.
Nel 2020 tagliavo le unghie a mio figlio ogni 2 giorni, perché non si facesse male alla pelle grattandosi nel sonno.
Le notti le passavamo in bianco.
Le mattine lavavo lenzuola macchiate di "rosso".
Da lì è nato tutto.
Le notti
Elia ha pochi mesi. Compaiono le prime macchioline, piccoli rossori. Niente di grave, pensiamo.
In poche settimane la sua pelle cambia faccia. Rossa. Ruvida. Accesa.
Il momento peggiore è la notte. Si sveglia, si gratta con tutto quello che ha, si fa male. Al mattino i segni sono lì: sulla pelle, sulle lenzuola. Sotto i capelli, le croste.
Lo portiamo nel lettone. Notte dopo notte, per mesi.
Si dorme a pezzi, quando si dorme.
E la mattina il mondo riparte come se niente fosse: il lavoro, gli impegni, le borse sotto gli occhi.
Poi c'è la cosa che ancora oggi faccio fatica a scrivere.
Elia rifiuta le coccole. Gli abbracci. I baci. Non vuole nessuno vicino.
Un bambino che non si lascia abbracciare ti mette in crisi.
Di quel periodo abbiamo pochissime foto.
Non ci piaceva fotografarlo così.
Visite, famiglia e sguardi
Consigliare creme è il mio mestiere.
Ma su mio figlio non funzionava niente. Una dopo l'altra.
Consigli, visite, pareri. Ho seguito tutto, ho provato di tutto. Anche i "mescoloni". E più provavo, più finiva la speranza.
E poi la stanchezza. Il lavoro. Io e mio marito che parliamo solo di questo. E litighiamo
"Ma non fate nulla per farlo guarire?"
Questo ci dicevano i nostri parenti.
Al parco "sentivamo" gli sguardi sul passeggino.
L'etichetta, l'INCI
Comincio a leggere le formule e studio la composizione dei prodotti.
Le creme che sto usando sono quasi tutte uguali. Primo ingrediente: acqua. Fra il 70 e il 90% del barattolo.
Sto comprando acqua a caro prezzo. Non solo economico:
La pelle di Elia peggiora dopo il bagnetto.
E allora perché la crema che dovrebbe aiutarlo è fatta d'acqua?
Se mettono acqua:
- servono i conservanti - nell'acqua i batteri crescono,
- serve un emulsionante, perché acqua ed oli non stanno insieme,
- un addensante, perché resterebbe liquida.
Nessuna di queste cose serve alla pelle.
Ma rimangono sulla pelle dopo che l'acqua evapora.
E di agenti attivi? Pochissimi.
Loreno
È un amico di famiglia.
Si presenta con un barattolino della nostra terra: un unguento crudo, fatto a mano. L'odore è agro. Dentro c'è un estratto di una pianta sola, l'elicriso.
Lo scarto in 3 secondi.
Ho studiato anni. Non mi fido senza un'etichetta che dica cosa c'è dentro.
Resta lì 3 giorni.
Poi lo prendo.
Avevo già provato tutto quello che c'era nella mia farmacia, e non avevo più niente da provare.
3 giorni
E la pelle di Elia è cambiata.
Non ci spero davvero. Avevo imparato a non sperare.
Dopo 1 mese, sotto i capelli non ci sono più croste. Né graffi.
Quell'unguento fatto a mano, per noi, è il punto in cui si ricomincia a dormire. Tutti e 3.
Stefano, mio marito, decide che quei capelli non si toccano più. Per 1 anno non glieli taglierà.
Nel frattempo, di notte, avevo continuato a cercare. E avevo scoperto una cosa che non mi aspettavo.
Non ero sola.
Là fuori c'erano migliaia di famiglie come la mia. Sveglie alla mia stessa ora, a cercare le mie stesse risposte.
Destino
Perché quell'unguento sì, e tutto il resto no?
1° indizio: non c'è acqua. Ogni grammo di quel barattolo è sostanza.
Poi studio l'elicriso: è una pianta conosciuta in tutto il mondo.
I primi studi al mondo sulle sue proprietà sono nati nella mia terra, in Garfagnana, negli anni '40.
Li fece il dottor Leonardo Santini, medico condotto, partendo da quello che i contadini della valle sapevano già.
Qui l'elicriso ha perfino un nome suo: canugioro.
Provo a migliorarlo
L'unguento di Loreno funzionava, ma era pieno di alcol, con un odore forte che Elia non sopportava.
Così ho cominciato a perfezionarlo, senza alcol, nel laboratorio della farmacia.
Oli e burri sciolti piano, a bassa temperatura: senz'acqua si lavora così, lentamente. Non c'è nessun emulsionante che tiene insieme le cose.
Uno troppo duro d'inverno. Uno che sulla carta era giusto e sulla pelle non lo era, e così via.
Ci ho messo un anno e tanti tentativi falliti.
Volevo un prodotto che mi facesse sentire più tranquilla per la pelle di mio figlio.
Noi ce l'avevamo
Le famiglie che incontravo su internet non avevano niente.
A un certo punto io e Stefano ci siamo guardati. Va fatto.
Serve un'azienda, i test, la stabilità, i lotti, le regole. Serve un laboratorio.
È il 2020. Scriviamo a 20 laboratori.
Le risposte sono tutte uguali:
- «Una crema senz'acqua costa cara.»
- «Ne serve poca, non finisce mai: non conviene.»
- «Non siamo specializzati.»
- «Perché non ci mettete un po' di siliconi?»
Tutti me lo confermano: tutte le creme sono fatte nello stesso identico modo.
Nessuno lo voleva produrre
Il giorno in cui stiamo per mollare, do un ultimo controllo alle mail. Nello spam ce n'è una. Una sola.
L'unico laboratorio che dice: sì, la facciamo noi.
Se non l'avessi letta, non ci sarebbe niente di tutto questo.
- Ottobre 2020 — le prime prove nel laboratorio della farmacia
- Gennaio 2021 — nasce l'azienda
- Giugno 2021 — la prima Coccola venduta. Un vaso di vetro da 100 ml
Nessuno credeva in noi
Facciamo i mercati con la bancarella. Inventiamo un formato da 5 ml.
La gente si ferma e chiede sempre le stesse 3 cose:
- Perché è così piccola?
- Perché non c'è acqua dentro?
- Perché è così cara?
Nessuno compra. Si torna a casa con le scatole piene. E il sabato dopo si ricomincia.
Di internet non sappiamo niente. La sera invece di guardare la TV ci chiudiamo in camera a imparare.
Mio marito Stefano fa ancora l'infissista: fuori alle 7, a casa alle 19. L'azienda si costruisce dopo cena.
Io studio di giorno e apro i miei canali social, per arrivare a più famiglie possibile.
Poi comincia a succedere una cosa: qualcuno che aveva provato il tester torna a comprare il vasetto.
Il messaggio ha cambiato tutto
Un grazie che mi rimane impresso arriva da una mamma. Non parla solo della crema.
Scrive che la cosa che l'ha aiutata di più è stata un'altra: sapere che c'eravamo.
Qualcuno le dava dei passi in ordine, dopo mesi in cui tutti le dicevano cosa comprare e nessuno le diceva cosa fare.
Quella mamma, senza saperlo, ha fatto nascere il Metodo.
Coccole di Elicriso si chiama così per le notti in cui Elia non voleva le coccole vere. Non voleva essere toccato, né preso in braccio.
Volevo che almeno quel momento - la crema, la sera, le mani sulla sua pelle - tornasse a essere una coccola.
All'inizio pensavo solo ai bambini.
Oggi so che ne hanno bisogno anche gli adulti.
Come si faceva ieri, e oggi
All'inizio l'elicriso lo raccoglieva Stefano con Loreno. A mano, sulle montagne. Solo il fiore, lasciando la pianta libera di crescere.
Poi l'essiccazione: dai 7 ai 10 giorni su teli all'ombra, mai al sole. Ogni sera tutto dentro la cantina, per l'umidità della notte. Quando i fiori hanno perso l'80% del loro peso, sono pronti.
Poi 40 notti nell'olio, in vasi di vetro, girati a mano ogni giorno. Alla fine si filtra, e quello che resta è l'oleolito.
Oggi non lo facciamo più così.
Con 3.000 vasetti a produzione quella filiera non regge: l'elicriso lo selezioniamo, l'oleolito nasce in laboratorio, e facciamo controlli su ogni lotto.
Oggi
Siamo a Pieve Fosciana, in Garfagnana. Magazzino e assistenza sotto casa — e presto si trasloca, perché non ci stiamo più.
Io studio e seguo le consulenze. Erica segue le clienti, le spedizioni e i social. Stefano si occupa di pubblicità e collaborazioni.
Il nostro tempo lo passiamo dove tutto è cominciato: a parlare con le persone.
Dal 2020 abbiamo accompagnato più di 25.000 famiglie, e ci hanno lasciato oltre 2.000 recensioni.
Se stai leggendo questa pagina di notte, adesso sai come è andata a noi.
Comincia da qui: sono 12 gesti.
Oppure da qui, se vuoi partire dalla crema.

